L’Emilia-Romagna approva la legge sull’arresto cardiaco extraospedaliero, promossa da Giovanni Gordini (membro del CDA di Fondazione IRC Italian Resuscitation Council ETS) e Gian Carlo Muzzarelli insieme a numerosi consiglieri.
Prevenzione, formazione, raccolta dati, soccorso e riabilitazione diventano parte di un percorso unitario, che mette in relazione servizio pubblico, tecnologia e partecipazione dei cittadini.
«Ogni persona che soccorriamo porta con sé un mondo: qualcuno che la aspetta, affetti, progetti ancora da realizzare. Da medico ho imparato quanto contino i primi minuti; da legislatore sento la responsabilità di rendere quella possibilità di salvezza meno esposta al caso», dichiara Gordini, relatore del provvedimento. «Questa legge mette più persone nelle condizioni di essere d’aiuto e dà continuità alla cura, anche quando l’emergenza è finita».
I dati diffusi dall’AUSL durante la Settimana VIVA! indicano che a Bologna la sopravvivenza è quasi tre volte la media italiana: 17% contro 6,6%. «Dietro questi risultati ci sono persone tornate a casa e famiglie che hanno potuto ritrovarsi. C’è un patrimonio di competenze e solidarietà che vogliamo sostenere in tutta la regione, dalle città ai paesi dell’Appennino».
La legge programma la diffusione dei defibrillatori, dando priorità alle aree meno coperte, ne disciplina la manutenzione e rafforza il raccordo tra 118 e app DAE RespondER. Il registro regionale RACER raccoglie i dati sugli arresti cardiaci e sugli esiti delle cure per orientare gli interventi. Particolare attenzione è rivolta ai giovani, con la formazione al primo soccorso nelle scuole e programmi di identificazione precoce del rischio di morte cardiaca improvvisa nelle secondarie. La legge promuove anche la medicina di genere, riconoscendo le differenze per offrire cure più eque e appropriate.
«Imparare a soccorrere, fin da ragazzi, significa crescere con la consapevolezza che le nostre azioni possono custodire la vita di qualcun altro. È una forma concreta di cittadinanza», conclude Gordini. «E chi sopravvive deve poter contare su un percorso di riabilitazione che lo accompagni a ritrovare autonomia, relazioni e quotidianità. Il valore di questa legge sarà nel tempo restituito alle persone e nella possibilità di tornare ad abitarlo pienamente».






